Eutanasia volontaria: i principali pro e contro

L'eutanasia è forse il tema più dibattuto di sempre. E' giusto, non è giusto? E' immorale? 

Cerchiamo di capire meglio gli aspetti di questa “morte dolce”.

L'eutanasia volontaria: definizione e legislatura italiana

L'eutanasia (parola di origine greca che vuol dire letteralmente ‘dolce morte') è un termine che si utilizza per indicare quello che viene anche definito suicidio assistito. Una persona, solitamente già in procinto di morte o in cura per malattie mortali allo stadio terminale, per evitare le lunghe sofferenze, e consapevoli di non poter più condurre la vita che hanno sempre vissuto, chiede che gli si dia la morte, semplicemente interrompendo tali cure.

In Italia l'eutanasia non solo è illegale, ma viene considerata un reato penale, a differenza di altri paesi europei (in particolare Olanda, Belgio e Lussemburgo), dove essa non solo è prevista dalla legge, ma addirittura ammessa anche per i minorenni.

Tuttavia, va evidenziato che la legge italiana prevede due differenti tipi di eutanasia, ossia quella attiva e quella passiva. L'eutanasia attiva indica la richiesta sottoscritta, da parte del paziente al medico, di attenuare le proprie sofferenze tramite l'assunzione di farmaci letali. L'eutanasia passiva, invece, prevede che il paziente richieda la sospensione della terapia che gli permette di rimanere in vita. In alcuni casi, l'eutanasia passiva è prevista e possibile ma solo ed esclusivamente nei casi di così detto accanimento terapeutico, ossia quando il paziente è tenuto in vita artificialmente, dove per ‘tenuto in vita' si intende esclusivamente in coma farmacologico.

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L'eutanasia: i pro e i contro nell'opinione comune

L'eutanasia, come si può immaginare, non è solo una questione paziente-medico. Sono in molti, infatti, ad avere opinioni personali, etiche e morali sul significato dell'eutanasia e sulla sua messa in pratica. In particolare, sono molti ad evidenziare i pro e i contro di questa pratica, da molti considerata amorale perché toglie la vita ad un paziente ancora in vita, da altri considerata morale proprio perché, togliendo la vita ad un paziente allo stato terminale, garantisce la fine di atroci sofferenze.

D'altro canto, anche la Costituzione della Repubblica Italiana si schiera in maniera ambigua per quanto riguarda la salute dei cittadini: l'articolo 32 della Costituzione, infatti, evidenzia l'obbligo della Repubblica a tutelare la salute dei cittadini ma il diritto degli stessi a rifiutare cure sanitarie.
Per questo motivo, in seguito a casi eclatanti che hanno sollevato l'interesse dell'opinione pubblica, lo Stato Italiano ha ribadito con fermezza, ossia tramite leggi chiare, che l'eutanasia in Italia è considerata reato. Alcuni casi possono essere considerati dubbi per l'opinione comune, ma non per la legge, che definisce con precisione tutte le possibilità previste di cura e di rifiuto delle cure.

Proprio per questo, quando si interrompono le cure per mantenere in vita un paziente di cui sia stata diagnosticata la morte cerebrale non si parla di eutanasia ma semplicemente di decesso del paziente.

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Le motivazioni a favore dell'eutanasia

Solitamente, chi è a favore dell'eutanasia, evidenzia come questa pratica salvaguardi la dignità umana e garantisca la possibilità di scelta, ossia di essere libero anche in situazioni critiche come quelle di un malato terminale. D'altro canto, sono molte le volte in cui, alla morte di una persona sofferente per problemi fisici, ci si lascia andare ad espressioni quali ‘ora non soffrirà più' o ancora ‘era una sofferenza sia per lui che per noi che gli stavamo vicino'. Chi sostiene l'eutanasia rivendica proprio la volontà di porre fine alle sofferenze sia di un paziente comunque prossimo alla morte, che dei famigliari più stretti. Inoltre, come molto spesso viene sottolineato, l'eutanasia in realtà rappresenta spesso il modo più naturale di lasciare che una malattia e la vita facciano il loro corso.

Le motivazioni contrarie all'eutanasia

Il principale motivo che porta alcune persone ad essere contrarie all'eutanasia si basa sul fatto che in molti pensano che la vita umana debba essere preservata e tutelata con ogni mezzo. Per la maggior parte dei casi, queste motivazioni sono soprattutto di tipo religioso, e condannano l'eutanasia come il suicidio e l'omicidio senza distinguere le motivazioni che possono portare alla richiesta della dolce morte. In altri casi, si tratta di persone che possono essere definite estremamente fataliste o speranzose e hanno fiducia che in ogni momento, fino alla morte stessa, vi è sempre la speranza che qualcosa possa cambiare e il malato possa migliorare, nonostante la scienza garantisca sull'impossibilità di alcun tipo di miglioramento.

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Conclusioni

Nonostante le eventuali discussioni sull'etica relative alla possibilità o meno di ‘staccare la spina' e lasciarsi morire o chiedere al proprio medico di compiere suicidio assistito, le normative vigenti, sia in Italia che nelle altre nazioni, permettono di non avere dubbi sulla possibilità o meno di definire quali siano i casi che rientrano nell'eutanasia, quali nel suicidio del paziente, quali nelle responsabilità del medico.

Proprio in quest'ultimo caso, va evidenziato che i medici sono tutelati, sia dalla legge che dal proprio codice etico e deontologico, ad interrompere qualsiasi terapia che possano risultare inutili se non maggiormente dannosi per un paziente già in prossimità di morte.

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