Il vero significato dell’etica ambientale

Disboscamenti, desertificazione, surriscaldamento globale…sono solo alcuni dei termini a cui pensiamo quando si parla di etica ambientale. 

Ma che cosa si intende esattamente con queste parole? 

L'etica ambientale: una definizione

L'etica ambientale è una parte della filosofia ambientale che ha, come campo di interesse, le relazioni dell'essere umano con tutto quanto sia non-umano e lo circonda, ossia soprattutto con la natura e le dinamiche della natura. Alla base dell'etica ambientale, o etica dell'ambiente, vi è la consapevolezza che l'ambiente che circonda l'uomo sia dotato di un suo valore oggettivo, che va oltre il possibile uso da parte dell'uomo.

Strettamente connesso alla definizione di etica ambientale, naturalmente, vi è il campo di applicazione della stessa, caratterizzata dalle differenti decisioni che l'uomo prende in azione che vengono intraprese sull'ambiente e sulla natura. Tra questi, probabilmente i più celebre casi di etica ambientale riguardano la protezione di animali in via d'estinzione, il disboscamento delle foreste o lo sfruttamento delle risorse ambientali, sia del sottosuolo che del suolo.

Alla base dell'etica dell'ambiente vi è il pensiero ambientalista che, durante gli anni Settanta, ha iniziato a svilupparsi, in seguito alla consapevolezza di un sempre maggiore sfruttamento dell'ambiente e alla preoccupazione della possibilità di un completo esaurimento delle risorse ambientali con conseguente ‘morte' del pianeta Terra.

L'importanza dell'etica ambientale oggi è tale che esistono veri e propri percorsi accademici che permettono di approfondire l'argomento sotto molti aspetti, da quello umano a quello tecnologico, per garantire una completa comprensione ed un approfondimento dell'argomento che non si esaurisce in un banale buonismo verso il rispetto della natura, ma indaga aspetti più profondi, sociali, economici, tecnologici e, naturalmente, ambientali.

deforestazione

Prima degli anni Settanta

Nonostante la nascita dell'etica ambientale si faccia normalmente risalire agli anni Settanta, va specificato che l'uomo si è sempre interrogato sulle proprie responsabilità sulla natura e al suo rapporto con la stessa. Dai filosofi presocratici in poi, nonostante momenti di ‘alto e basso' il binomio uomo-natura è stato presente in tutti i maggiori pensatori della storia, così come nei poeti e negli scienziati.

Tuttavia, è solo a cavallo del Settecento-Ottocento che questo tipo di pensiero si sposta da un pensiero prettamente fatto di interrogazioni sul significato della natura (ed eventualmente della sua relazione non solo con l'uomo ma anche con le divinità) per puntare maggiormente sulla morale, ossia sul diritto che la Natura, proprio come gli uomini, presenta.

Le ricerche scientifiche che si svilupparono in quei due secoli, infatti, hanno portato ad una maggiore conoscenza non solo sulle differenti specie animali e vegetali, ma soprattutto alla consapevolezza dell'esistenza di una continuità biologica, ossia di un legame che unisce tutte le forme viventi in un unico, grande ambiente.

Una consapevolezza resa ancora più forte dalla conoscenza delle abitudini sociali di animali e insetti, che sempre di più, quindi, venivano riconosciuti soprattutto come esseri viventi e non solo come animali ed insetti. Inoltre, anche per quanto riguarda il mondo vegetale e quello minerale, la sempre maggiore consapevolezza dell'equilibrio che regola la loro esistenza, ha portato alla nascita di una serie di interrogativi, proprio inerenti l'etica di questi mondi.

A differenza del pensiero degli antichi, le domande che iniziavano a porsi i filosofi e i primi ambientalisti non riguardavano più il significato di natura in relazione all'esistenza di Dio, ma soprattutto iniziando a puntare il dito contro massacri che venivano effettuati contro specie viventi e contro l'iniziale saccheggio delle risorse del suolo e del sottosuolo.

Se da un lato negli anni Sessanta la coscienza ecologista inizia ad imporsi, grazie anche e soprattutto alla così detta Beat Generation, restano soprattutto gli esperti del settore, in particolare gli scienziati e i filosofi a puntare il dito. La maggiore diffusione di articoli scientifici e di libri, inoltre, ha permesso, proprio in questo periodo, di diffondere la cultura ambientalista e di far nascere il germe di quell'etica dell'ambiente che, dagli anni Settanta ad oggi è cresciuta e si è espansa, allargando i propri interessi a tutto quanto vive in stretto contatto con l'ambiente.

natura-ambiente

La nascita dell'etica ambientale: gli anni Settanta

Come evidenziato fino ad ora, nonostante il germoglio dell'etica ambientale fosse già apparso agli inizi del Novecento e iniziato a diffondersi durante gli anni Sessanta, la nascita dell'etica ambientale si fa risalire al 1973, anno in cui i movimenti animalisti ed ambientalisti diedero vita ad una serie di pubblicazioni fondamentali per lo sviluppo dell'etica dell'ambiente. In particolare, le pubblicazioni più importanti furono quella del filosofo Peter Singer, australiano, (che nel suo “Animal Liberation” evidenziò l'importanza di considerare etici non solo gli esseri umani ma tutti gli esseri viventi, in particolare gli animali) e “The Shallow and the Deep, Long Range Ecology Movement: A Summary” del filosofo norvegese Arne Næss che, per la prima volta in maniera sistematica, evidenziava l'importante della relazione uomo-ambiente per una migliore possibilità di vita, sviluppo ed utilizzo ‘ecologico' delle risorse.

L'importanza di queste pubblicazioni e delle molte che seguirono in questo periodo, stava soprattutto in un punto: per la prima volta veniva messa in discussione la centralità e l'importanza del ruolo dell'essere umano nel contesto naturale.

wwf

La forza dei movimenti ambientalisti ed animalisti e delle prime idee di etica ambientale furono tali da permettere, proprio in quegli anni (in particolare negli Stati Uniti e nei paesi anglofoni e del Nord Europa) il varo di leggi a protezione di specie animali e vegetali compromesse o in via di estinzione.

L'antropocentrismo, che fino a quel periodo non era mai stato messo in discussione, comincia ad essere attaccato, evidenziando come l'uomo non possa più essere considerato come ‘padrone' della Terra, ma va visto in un contesto in cui egli è parte di un sistema natura, una biosfera in cui piante, insetti, animali e risorse minerarie hanno la stessa importanza dell'uomo stesso.

Non sono presenti commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *